8 maggio 2018

Vescovo Castoro Michele - Altamura, 14 gennaio 1952 – San Giovanni Rotondo 5 maggio 2018

Era il compito dello schiavo lavare i piedi al padrone. 
Gesù capovolge i ruoli del padrone e dello schiavo...
mi scoppia il cuore...




 Ordinato sacerdote nella Cattedrale di Altamura nel 1977,
 in seguito (dal 1996) capo ufficio presso la Santa Sede presso 
la Congregazione per i vescovi, quindi il 14 maggio 2005 
papa Benedetto XVI lo ha voluto vescovo di Oria (Brindisi)
 e il 15 luglio 2009 arcivescovo nell'attuale diocesi in cui rientra anche 
San Giovanni Rotondo.
 Nel 2009 ha chiuso l'ostensione straordinaria delle spoglie di 
San Pio da Pietrelcina (iniziata il 24 aprile 2008) 
dopo la ricognizione del corpo del santo; 
nel 2013 ha annunciato l'ostensione permanente del corpo
 di San Pio da Pietrelcina.
“È stato un pastore illuminato, 
dotato della virtù dell’ascolto, orientato alla concordia e alla conciliazione. 
Con spirito di fede e con l’animo aperto alla speranza 
ha saputo affrontare la malattia, edificando tutti per il coraggio e
 la cristiana rassegnazione con cui ha cercato,
 fino alla fine, di conciliare le limitazioni imposte dalle 
esigenze terapeutiche e dalla riduzione delle forze fisiche 
con gli impegni pastorali”.

LA CAMERA ARDENTE
La salma del vescovo Michele sarà esposta nella giornata di sabato 05 maggio 2018 presso la Cappella Grande di Casa Sollievo della Sofferenza sino alle ore 12.00 – durante la mattinata ci saranno momenti di preghiera organizzati dai Cappellani e dalle Suore di Casa Sollievo della Sofferenza.
Sabato 05 maggio 2018 la salma del vescovo Michele sarà trasferita a Manfredonia ove sarà esposta nella chiesa Cattedrale dalle ore 16.00 fino al giorno 07 maggio 2018 alle ore 13.00.
I FUNERALI
Alle ore 13.00 del 07 maggio 2018 il feretro verrà portato a San Giovanni Rotondo presso la Chiesa nuova di San Pio da Pietrelcina, ove alle ore 16.00 vi si celebreranno le esequie. 


...l'Ultimo Saluto di Monsignor Castoro Michele 
ai fedeli per la 
Santa Pasqua 2018...




Il testamento spirituale di mons. Michele Castoro, testo integrale

 
“In questo lunedì dell’Angelo,
 illuminato dalla luce della Resurrezione, avendo ancora vivide negli occhi e 
soprattutto nel cuore, le parole e le immagini della visita di Papa Francesco a 
San Giovanni Rotondo il 17 Marzo 2018 e la
 commovente lettera autografa che il Pontefice mi ha scritto all’indomani 
della sua venuta ripenso all’intero arco della mia vita. 
In particolare, al dono della vocazione sacerdotale 
– che quarant’anni fa ha trovato il suo compimento 
nell’Ordinazione ricevuta 
nella cattedrale di Altamura e desidero testimoniare ancora una volta 
la mia gioia di cristiano, di prete e di Vescovo.
 “Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia” (Sal 137, 2).
 L’insorgere della malattia e l’avvicinarsi dell’anzianità mi mettono davanti 
 all’orizzonte della vita eterna, quella vita beata ed incessante che oso 
 sperare dalla misericordia di Dio, e che ho desiderato lungo tutto il cammino dei miei giorni.
 In tutto l’amore che ho ricevuto l’ho già assaporata: ne ho intravisto la bellezza
 nella mia famiglia di sangue, nell’amore che i miei genitori hanno saputo dare a me,
 alle mie sorelle e ai miei fratelli, in uno stile semplice e laborioso, 
che ci ha nutriti ed incoraggiati, ispirandoci ogni giorno lungo le vie 
delle nostre vite. 
L’ho scorta soprattutto nella evangelicità della vita ecclesiale, 
sgorgata per me dal battesimo che mi ha fatto rinascere e poi vivere
 per sempre in questa seconda famiglia, quella di fede, prima ad Altamura, 
poi in seminario a Bari e a Roma, sotto la protezione della Madonna della Fiducia, 
e di nuovo ad Altamura nei primi anni di mi- nistero, fino al lungo ed 
entusiasmante servizio alla Santa Sede, vissuto per vent’anni, dal 1985 al 2005.
 Sono stati anni in cui ho imparato ad amare e servire la Chiesa, 
esprimendo così con tutto me stesso la gratitudine per quello che in essa ho ricevuto:
 la fede, la conoscenza del nome di” Gesù, il vangelo, la grazia, la fraternità! 
Che grande dono avere vissuto in essa! Mai potrò riuscire a dire compiutamente
 il mio grazie al Signore per la luce della maternità ecclesiale.
 Tutto ciò che ho fatto nel mio ministero, tutto ciò che ho detto e realizzato,
 tutto il servizio che con la mia povera vita sono riuscito a portare avanti, 
non è stato che il modo per ringraziare Dio di quanto mi ha donato attraverso la Chiesa. 
Ho scelto di donare la mia vita perché potesse continuare a crescere il mistero
 che Sant’Alberto Magno descrive così: 
“giorno per giorno la Chiesa partorisce Cristo stesso nei cuori di chi ascolta per mezzo della fede” (Commento all’Apocalisse 12,5).

La Provvidenza, attraverso le sue vie misteriose, mi ha portato ad
 essere vicino al Papa san Giovanni Paolo II, che ho servito con lealtà ed
 umiltà nella Congregazione per i Vescovi; mi ha condotto ad essere unito
 in modo particolare al Collegio Cardinalizio, nel mio ufficio di Archivista
 e di Sostituto della Segreteria, conoscendo da vicino anche colui che del Papa 
santo sarebbe stato il successore sul soglio di Pietro, 
il grande ed umile Papa Benedetto XVI.

Quanta inaspettata grazia, quanti doni immeritati sono usciti dalla mano 
del Signore per me.
Mai avrei pensato che quel bambino di Altamura che voleva diventare prete avrebbe
 poi gioito di tanta straordinaria ecclesialità. Voglio esprimere con sincerità a tutti 
che sempre mi sono sentito piccolo mentre percepivo di servire il cuore della Chiesa, 
e che l’ho amata più di me stesso. E quando attraverso di essa Dio 
mi ha chiamato a diventare Vescovo, di Oria prima ed ora di 
Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, 
ho accettato di prendere il mio bastone di pellegrino e 
di partire proprio per continuare a dire il mio grazie a Colei 
che ho sempre sentito madre e maestra. Oggi lo faccio illuminato ed
 ispirato dal magistero di Papa Francesco, maestro per me di evangelico ardore. 
 Tornato nella mia terra dopo aver vissuto tanti anni nella Città Eterna,
 il Signore mi ha fatto gusta re quanto il volto della Chiesa sia bello sempre,
 e quando si rivela nei tratti di quello dei suoi grandi Pastori,
 e quando esso riluce in quello dei suoi figli più piccoli.

La stessa luce che brillava negli occhi dei Sommi Pontefici
 l’ho ritrovata nello sguardo dei bambini nelle parrocchie che ho visitato, 
degli ammalati che a san Giovanni Rotondo hanno trovato cura e
 speranza, dei tanti fratelli e sorelle che il ministero episcopale 
mi fa incontrare, ascoltare, accompagnare. 
Sì, davvero la Chiesa è bella,
 davvero in essa assaporo già che cosa sarà la vita eterna, che chiedo 
al Signore per me malgrado i miei peccati e le mie mancanze.

Di essi chiedo perdono, a Dio e a tutti coloro ai quali posso aver fatto del male, 
soprattutto con le mie omissioni, che mi hanno impedito di compiere tutto il bene che invece avrei potuto e dovuto realizzare. Da parte mia non voglio lasciare questa 
vita terrena portando rancore a nessuno, e davvero posso dire di non provarne per alcuno. 
So bene che la fragilità e la povertà della nostra condizione creaturale ci 
porta nei rapporti tra di noi a non essere sempre capaci di amore 
e di rispetto, so di essere rimasto anche io condizionato da questa limitatezza, 
e perciò chiedo a tutti il dono della misericordia fraterna, che volentieri 
da parte mia a tutti offro. Anche questa misericordia offerta e ricevuta
 tra fratelli esprime la bellezza della Chiesa, ne è forse la parte migliore.

Continuo il mio cammino in nomine Jesu, finché Egli vorrà, pronto a servire
 i miei fratelli sulla terra, ma anche a far fiorire questo servizio
 in una lode eterna al cospetto di Dio. Il Nome benedetto di Gesù 
mi accompagna e mi custodisce nei giorni del mio pellegrinaggio terreno, è stato 
ed è ogni giorno la mia ispirazione e la mia gioia nel servizio pastorale, 
guidato dallo Spirito Santo. Lo stesso Nome di Gesù 
vorrei che fosse il motivo della mia lode nell’eternità del Paradiso, 
che con il cuore contrito ed umiliato invoco dal Padre, 
per intercessione della beata vergine Maria, madre della Chiesa, 
e dei Santi Barsanofio, 
Michele arcangelo,
 Lorenzo Maiorano 
e Pio da Pietrelcina. Amen! 
Alleluja!”

Manfredonia, 2 aprile 2018
                                                                                            + Michele Castoro

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Fotografare era la mia passione: mi consideravo soddisfatto solo quando riuscivo a far "parlare" la fotografia.

Dedicavo gran parte del mio tempo a realizzare scatti, sempre con l'intento di cogliere l'attimo negli eventi, nelle cose e nelle manifestazioni più varie della natura.

Amo la spontaneità e mi affido all'intuizione.

I risultati migliori infatti li ottenevo quando fotografo all'insaputa del soggetto, e la foto è pura espressività.

Infine, penso alla fotografia come ad un'arte che matura e si evolve attraverso la passione, l'impegno e a una continua ricerca.

La fotografia è anche, un dettaglio della Vita, poter rivivere con serenità i ricordi di un momento particolare.

In queste pagine sono lieto nel proporvi alcuni scatti fotografici dove la naturalezza della scena evidenzia particolari in grado di rendere bella una foto e addolcire la scena fotografata.


Non mi è stato possibile chiedere a tutte le persone, le cui foto sono presenti in questo sito, se gradivano o meno questo inserimento; qualora qualcuna si ritenga offesa o infastidita da ciò, non ha che da telefonarmi o inviarmi e-mail all'indirizzo sotto pagina indicato ed io provvederò a togliere la o le foto indicatemi !

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