15 novembre 2016

" Un Labirinto in ChiaroScuro" ...il romanzo di Mario Sartorio



...foto commenti articoli delle precedenti edizioni
 ...alcune foto della serata di presentazione del libro



                     
                           Prefazione 
      Sono passati appena due anni dalla pubblicazione del suo primo romanzo e
 il dott. Mario Sartorio ce ne ha regalato un altro, 
che mi pare possa essere considerato la  
naturale continuazione del primo. 
Da Una serata particolare siamo passati a
 “Un labirinto in chiaroscuro”.
    La nuova fatica di Mario comincia proprio dalla conclusione di
 “Una serata particolare”, 
ossia dalla morte del prof. Montini, 
coinquilino del giornalista Nicola Silletti.
    Questo nuovo romanzo presenta una trama molto più 
avvincente di quella di “Una serata particolare”.

Lo annuncia lo stesso titolo:
 “Una labirinto in chiaroscuro”.
    Le vicende narrate sono collocate in una dimensione più 
complessa e articolata,
 a partire dall’apporto dato da un personaggio nuovo e misterioso, 
che si fa chiamare Ulisse,
 per finire ai viaggi in Algeria e in Calabria, 
in cui compaiono pure altri personaggi minori che contribuiscono
 a rendere più intricante la storia.
    Le cause della morte di Montini, identificate in un infarto del
 miocardio e confermate da un’autopsia eseguita subito dopo,
 sono rimesse in discussione e danno il via a una nuova serie d’indagini 
che porteranno alla scoperta di una verità molto diversa.
    Già al momento della scoperta del cadavere, 
Silletti aveva avuto dei dubbi sulle cause della morte del professore,
 sia per la stanza satura di gas, di cui gli aveva parlato Carmela,
 la moglie del portiere, e sia per le
 “due signore che uscivano trafelate”,
 da lui incontrate “rientrando nel palazzo”.
    Ulisse ne parla, ma dice e non dice. 
Vuole che la verità venga a galla e informa Silletti che
 il professore probabilmente non è morto di morte naturale,
 per cui sollecita un nuovo e più attento esame necroscopico
 dei resti del povero Montini.
    Silletti convince il magistrato a far eseguire una nuova autopsia, 
da cui viene fuori che al prof. Montini erano stati somministrati farmaci
 che gli avevano provocato l’infarto.
 Il povero Montini è morto d’infarto,
 ma questo è stato provocato!
    Montini, quindi, è morto ammazzato.
 Lo dice Ulisse e lo conferma l’esame necroscopico.
    Chi ha commesso l’omicidio? 
Ulisse afferma di conoscere l’autore e infine,
 cedendo alle insistenze di Silletti,
 rivela di essere lui il responsabile della morte di Montini,
 ma non svela la sua identità. 
Per paura? 
O è questa una geniale trovata dell’autore per dare più spazio 
all’azione dei suoi personaggi e per rendere più avvincente la storia
 attraverso il mistero che di solito accresce la curiosità e l’interesse? 
Al lettore la risposta.
    Ulisse decide d’incontrare il giornalista, ma senza farsi riconoscere.
 Preferisce rimanere nell’ombra e solo attraverso la risoluzione
 di alcuni indovinelli fornisce gradualmente a Silletti gli indizi 
che lo guideranno a individuare l’autore della morte di Montini e
 a scoprire i responsabili di altri omicidi scambiati per morti naturali.
 La trama si complica.
    Con questo nuovo romanzo Mario Sartorio
 ci conferma la sua passione per questo genere di racconto,
 tra il giallo e il poliziesco, e mostra di saper coinvolgere il lettore,
 utilizzando strumenti espressivi semplici e piacevoli,
 che non di rado permeano di sottile ironia le vicende narrate.
    La trama aperta del primo romanzo ha reso possibile
  “Un labirinto in chiaroscuro”, 
che racconta nuovi episodi. 
Pure questi sembrano suscettibili di sviluppi coerenti con il carattere
 dei personaggi e penso che potranno essere alimentati
 agevolmente dalla fertile creatività dell’autore.
    Sartorio si ispira ad un filone letterario,
 che sta tra il giallo e il poliziesco 
 (lo abbiamo già detto), 
nel creare le varie situazioni in cui colloca e fa agire i suoi personaggi.
 Ciò gli permette di produrre storie interessanti.
 Una prosa semplice e scorrevole caratterizza, poi, la narrazione,
 ne rende piacevole la lettura e favorisce il coinvolgimento 
del lettore nelle vicende narrate.
 A conclusione del racconto, si resta in attesa di nuovi sviluppi,
 o meglio di altri episodi degni degli stessi personaggi.
     
Un’ultima notazione. 
A dimostrazione che i due lavori di Sartorio sono
 intimamente connessi e che egli si è collocato stabilmente 
in un preciso ambito letterario,
 c’è da spendere qualche considerazione sui personaggi.
    In “Un labirinto in chiaroscuro”    
operano gli stessi personaggi del primo romanzo:
 i colleghi di Silletti, 
che con lui lavorano al quotidiano 
La voce di Taranto”; 
Clarice e Alessandro, i figli di Silletti;
 Antonio, il giornalaio sempre in conflitto con a moglie;
 Aldo, il Capitano dei Carabinieri,
 col qual e Silletti collabora quando si presenta l’occasione opportuna; 
Carmela, la moglie impicciona del portiere del palazzo ove abita Silletti;
  il dott. Bruno, dentista e amico personale di Silletti.
 Attorno a loro l’autore costruisce tutte le azioni.
     
Nei due romanzi di Sartorio tutto ruota intorno al giornalista 
Nicola Silletti,
 che resta l’indiscusso protagonista al centro di tanti altri personaggi.
 Mi pare che nel secondo romanzo i personaggi, 
pur conservando le loro caratteristiche fondamentali,
 siano cresciuti di spessore, 
tanto da agire con disinvoltura in una situazione di
 maggiore complessità. 
Essi danno continuità alla produzione.

    Termino questa breve nota con un’affermazione che contiene
 un giudizio e un augurio: 
dopo aver letto i due romanzi, in particolare il secondo,
 mi è venuto in mente Andrea Camilleri.
Non aggiungo altro.
                                 Cosimo Mazza   


UN LABIRINTO IN CHIAROSCURO
di Mario SARTORIO
  Era facile prevedere, come scrivevo in una mia recensione a
 “Una serata particolare”, 
 che ci sarebbe stato un seguito a quel romanzo,
 visto che la narrazione si concludeva con un’altra uccisione,
 dopo che si era giunti alla risoluzione del delitto 
intorno al quale ruotava quel racconto. 
E difatti, quasi una seconda puntata, a distanza di circa un anno,
 ecco il seguito, “Un labirinto in chiaroscuro”,
 che può ritenersi senz’altro la continuazione di una trama narrativa
 in cui ritroviamo quasi tutti gli stessi personaggi, a partire dal giornalista,
 la voce narrante, ed altre figure di contorno.
Letto un libro ci si chiede sempre se e perché consigliarne la lettura ad altri,
 visto che abbondano i grafomani che scrivono di tutto e di niente,
 al punto che di certi libri si leggono al massimo dieci pagine,
 per poi lasciarli abbandonati sulla scrivania o sul comodino,
 sino a che una mano pietosa, in vena di ordine e pulizia,
 non va a seppellirli in un angolo residuo della libreria,
 a dormire dimenticati un sonno eterno.
 D’altra parte, se Benedetto Croce per la poesia ci metteva in guardia,
 quando scriveva che “fino a diciotto anni tutti scrivono poesie, 
dopo quell’età solo due tipi di persone possono farlo: i poeti e i cretini”,
 così per la narrativa, al netto dei suddetti grafomani,
 senza scomodare i grandi della filosofia o della letteratura,
 diciamo (mi si perdoni la banalità) che di un libro si può e si deve parlare quando,
 guardandolo di profilo, nel suo spessore, 
vediamo tracce delle ….”orecchie” che abbiamo fatto alle pagine, 
in mancanza di un segnalibro, per segnare il punto da cui riprendere
 la lettura successivamente. 
In che vuol dire che nella narrazione, come una ciliegia tira l’altra,
 così una pagina tira l’altra, c’era qualcosa che ci teneva desta l’attenzione e
 l’interesse e che ci induceva a continuare.

Questo secondo libro di Mario Sartorio appartiene a quest’ultima categoria,
 per quei motivi che già erano presenti nel precedente romanzo e 
che qui ritroviamo confermati.

Per essere un buon giallo un racconto deve rispettare alcuni parametri, 
tra cui il crimine, che interrompe bruscamente il quieto vivere quotidiano;
 il mistero, che avvolge la vicenda; 
l’investigatore, che con intelligenza e perseveranza indaga 
e riesce a risolvere il caso; lo svolgersi dell’inchiesta,
 che rappresenta il filo conduttore della trama e che vede 
l’investigatore usare il suo intuito e tutti gli altri strumenti possibili,
 non ultima la psicologia dei personaggi; 
infine la soluzione, vale a dire lo scioglimento del mistero,
 che è vittoria dell’intelligenza e affermazione della giustizia.

Naturalmente altri elementi nella tecnica narrativa ci rendono
 fruibile e piacevole la lettura, quali l’atmosfera realistica in cui i fatti si svolgono,
 lo stile, il linguaggio, l’uso dell’ironia.

Gustave Flaubert del suo capolavoro diceva
 “Madame Bovary c’est moi”, 
nel senso che l’autore confessava la sua identificazione col personaggio di
 Emma e in quelle pagine si rifletteva la cultura, la sensibilità,
 il vissuto e il mondo onirico dell’autore.
 Ma ciò si può dire di ogni scrittore,che nella sua opera finisce sempre per
esprimere ciò che vede e ciò che immagina,
 fatti accaduti o solo vagheggiati, figure reali o inventate.
 Eppure tutto ciò potrebbe non interessare al lettore, 
se questi non ritrova in ciò che legge anche un po’ di se stesso,
 un po’ del suo mondo. 
Ecco allora le categorie del realismo o della verosimiglianza nella narrazione,
 quando ci riconosciamo nel modo di parlare, di essere,
 di agire di certi personaggi, che sono spesso ciò che siamo o
 ciò che vorremmo essere: uomini o donne, figli o amanti,
 portiere impiccione o colleghi simpatici o rompiscatole,
 tutte figure che ognuno di noi ha conosciuto nella realtà o
 che immaginiamo esistere,
 qui nel racconto trasfigurati dalla fantasia dello scrittore e
 dall’invenzione della trama.

V’è un altro aspetto da tenere presente, a garanzia dell’opera: 
qui l’autore non è una scrittore di professione ma uno che scrive per hobby,
 cioè per svago ma con impegno e passione;
 il che vuol dire che ci troviamo di fronte a un prodotto
 che è generato non dalla necessità di mandare sempre e
 comunque qualcosa alle stampe, 
ma dal solo piacere di raccontare e di esprimere il proprio mondo.

Quanto su detto ritroviamo in questo secondo romanzo giallo 
di Mario Sartorio, per cui, senza tema di sbagliare,
 possiamo dire che anche per questo libro alle pagine faremo
 “le orecchie”.
                                                             Prof. Renato Carone

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